Qualità dell'acqua destinata al consumo umano
La qualità dell’acqua in condominio incide direttamente sulla salute e sul benessere dei residenti. Nel testo del sito attuale viene spiegato che l’acqua è un bene fondamentale per l’igiene personale, la cucina e il consumo diretto, e che la sua qualità dipende da fattori come provenienza, stato delle tubature, sistema di distribuzione e presenza di eventuali sostanze inquinanti.
L’amministrazione condominiale ha un ruolo centrale: deve programmare la manutenzione delle tubature, effettuare controlli periodici, monitorare eventuali anomalie di consumo e, quando necessario, valutare sistemi di filtrazione o purificazione.
Nel contenuto originale si sottolinea anche la necessità di affidare le verifiche a laboratori specializzati, soprattutto quando occorre escludere la presenza di batteri o sostanze nocive.
Accanto ai compiti dell’amministrazione, viene richiamato il contributo dei residenti: segnalazione di alterazioni dell’acqua, attenzione agli sprechi, piccole riparazioni nelle singole unità e partecipazione alle decisioni condominiali.
L’impostazione è chiara: una buona qualità dell’acqua si ottiene con controlli regolari, manutenzione corretta e collaborazione tra amministrazione e condòmini.
D.Lgs. 18/2023
Dal 12 gennaio 2026 il D.Lgs. 18/2023 introduce nuovi limiti relativi alla presenza di PFAS nelle acque destinate al consumo umano, estendendo l'approccio di gestione del rischio lungo l'intera filiera idrica, compresi gli impianti di distribuzione interni agli edifici.
I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono composti chimici artificiali molto persistenti nell'ambiente, motivo per cui vengono definiti "forever chemicals". Le evidenze scientifiche oggi disponibili indicano che possono essere cancerogeni per l'uomo e sono associati a rischi quali tumori, danni al sistema immunitario, disturbi metabolici e problemi a vari organi.
Sebbene il controllo della rete idrica pubblica rimanga in capo al gestore idrico integrato, la normativa rafforza la responsabilità di chi gestisce gli impianti interni — quindi anche i condòmini — che devono garantire la qualità dell'acqua fino al punto di utilizzo.
Per l'amministratore condominiale deriva dunque un obbligo di diligenza tecnica nella valutazione del rischio legato ai PFAS, verificando che i relativi valori siano al di sotto dei limiti stabiliti. Tale attenzione è particolarmente importante in presenza di impianti con serbatoi di accumulo o reti idrauliche datate e molto estese, pur considerando che ogni situazione deve essere valutata caso per caso.
Alla luce della normativa attuale, degli aspetti sanzionatori e delle recenti linee guida sanitarie, emerge la necessità di adottare misure preventive, effettuando analisi e verifiche documentate e certificabili.
Ciò permette di tutelare i condomini e l'amministratore dimostrando la corretta gestione dell'impianto idrico condominiale.